sabato 11 ottobre 2014

Bambino escluso dalla mensa scolastica: la lettera del papà

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota a firma del Sig. Antonio Durante.

«Buona sera, purtroppo ci ritroviamo a proporre una infelice situazione non nuova ai lettori; il nuovo anno scolastico si apre infatti con le stesse problematiche dello scorso anno. In diversi quotidiani furono pubblicati vari articoli di denuncia relativi alla non ammissione alla mensa dei bambini anticipatari della Scuola dell’Infanzia di Morolo; problematica questa che riguardava il nostro primogenito figlio. Anche quest’anno ci ritroviamo a dover denunciare delle situazioni paradossali in cui si debbano far emergere problematiche inesistenti. Non riguarda più il nostro primo figlio, nato a gennaio 2011 e lo scorso anno anch’egli anticipatario, ma il secondo, nato a marzo 2012.

La premessa è sempre la stessa: la Circolare Ministeriale n°28/2014 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ammette l’iscrizione alla Scuola dell’Infanzia dei bambini che compiano tre anni di età non oltre il termine del 30 aprile 2015. Invece scopriamo che ci sono ulteriori vincoli, o per meglio dire palesi violazioni al diritto di eguaglianza, in quanto nostro figlio è ammesso all’istruzione solo in orari antimeridiani; nella fattispecie a fronte della più volte espressa richiesta di ammissione al servizio mensa di nostro figlio, in quanto autonomo nel mangiare (bambino che ha, tra l’altro, frequentato la Scuola Primavera di Morolo nella medesima struttura lo scorso anno, dimostrando già capacità di integrazione ed autonomia) ritroviamo risposte dalla Dirigenza Scolastica che lasciano grandi perplessità: le risposte ricevute, infatti, rimandano ad “una legge valida a livello nazionale” in prima battuta, e successivamente ad “una decisione del consiglio”; ad ogni modo si è confermata categoricamente l’esclusione del bambino dalla mensa, senza neanche voler sentire ulteriori ragioni in merito.

Tutto ciò, nonostante si sia resa disponibilità a sottoscrivere dichiarazione di autonomia di nostro figlio rendendo liberatoria verso la struttura scolastica e riconoscendo le dovute responsabilità su tale riguardo, come fatto lo scorso anno per il nostro primogenito, e nonostante si sia data piena disponibilità a sopraggiungere presso la struttura in tempi brevissimi, in qualunque caso di necessità ed in qualunque orario. Ebbene, la non accettazione del bambino pare vada contro i principi della Circolare Ministeriale secondo la quale, invece, “Le scuole che accolgono bambini anticipatari debbono rivolgere agli stessi particolare attenzione e cura, soprattutto nella fase dell’accoglienza, ai fini di un efficace inserimento”; diciamo anzi che tale “Decisione del Consiglio”non sia per niente in armonia con tali principi.

Si vuol ricordare che l’obiettivo principale della Scuola dell’Infanzia, non dell’obbligo quindi, deve essere quello di promuovere la continuità del processo educativo di un bambino, valorizzarne la personalità e, integrando l’azione della famiglia, concorrere e favorire condizioni educative idonee e volte ad eliminare, quanto più possibile, disuguaglianze di opportunità nel processo di socializzazione. Tale situazione crediamo che vìoli palesemente tale principio di equità; di fatto, come genitori, non abbiamo la risposta alla domanda che nostro figlio ci pone quando, riportandolo a casa per il pranzo, chiede “perché gli altri bimbi rimangono a scuola ed io no?”.

Considerando il fatto che nostro figlio sia autonomo quanto un bimbo di 3 anni anagraficamente compiuti e che egli non necessiti di alcuna assistenza nel mangiare, ci pare che la soglia anagrafica intesa dal Consiglio dell’Istituto Comprensivo di Supino non sia quella prescritta dalle disposizioni applicabili per bambini anticipatari (nati entro il 30 aprile 2012), bensì si voglia porre qualche altro vincolo chiaramente non in sintonia con i principi di ragionevolezza raccomandati dalla Circolare Ministeriale, la quale detta che “i criteri di precedenza deliberati dai singoli Consigli di istituto debbono rispondere a principi di ragionevolezza quali, a puro titolo di esempio, quello della viciniorietà della residenza dell’alunno alla scuola o quello costituito da particolari impegni lavorativi dei genitori. Gli scriventi genitori lavorano entrambi, risiedono nel Comune di Morolo solo dal 2010 e non godono dei vantaggi o supporto di altri familiari in loco.

Crediamo profondamente che bloccare il processo di integrazione del bambino, privandolo di un momento di crescita fondamentale come quello della mensa, sia pari alla situazione in cui venga data la possibilità di disegnare e colorare solo ad alcuni bambini e non ad altri. Del resto, sarebbe come dire ad un bimbo di tre anni ed un giorno “tu puoi mangiare, disegnare e colorare”, e ad un bimbo di tre anni meno un giorno, “ci dispiace, ma tu non puoi”.

Nostro figlio, se non accettato al servizio mensa, perderebbe inoltre anche le successive 4 ore pomeridiane di scuola, non trovandosi i sottoscritti genitori nelle condizioni di poter prendere e riportare a scuola il bambino prima e dopo pranzo. Lavorando entrambi, infatti, abbiamo dovuto rimediare chiedendo permessi straordinari al lavoro e siamo andati incontro a non poche difficoltà, senza ancora esserne venuti a capo. Questa, di certo, non è una situazione facilmente gestibile se non con impatti gravosi e conseguenze non irrilevanti dal punto di vista lavorativo ed anche, non meno importante, economico.

Vogliamo altresì evidenziare ulteriori criticità operative e gestionali che comporterebbe la non ammissione del nostro secondo figlio al servizio mensa e alla totalità delle ore di didattica: nostro figlio nei giorni scorsi infatti, non potendo stare a scuola con gli altri bimbi nel pomeriggio, una volta a casa (vogliate scusarlo) si è addormentato. Si è reso pertanto inevitabile svegliarlo, infilarlo in macchina sotto la pioggia perché alle ore 16 si doveva prelevare da scuola il bimbo più grande.

Stando così le cose, per non incorrere in ulteriori situazioni di infelice disagio (soprattutto con il sopraggiungere della stagione invernale), in questi giorni ci siamo anche chiesti se non sia il caso di ritirare da scuola alle ore 12, insieme al secondo figlio, anche il primogenito; forse risentirebbe meno del suo rientro anticipato rispetto agli altri bimbi, ma in tal modo verrebbe compromesso anche il processo di educazione e socializzazione del primo genito. Ad ogni modo, quella cui ci troviamo di fronte, pensiamo sia una scelta perdente.

Successivamente alla pubblicazione degli articoli dello scorso anno, il nostro primo genito fu accolto ad usufruire del servizio mensa ed a trattenersi di conseguenza presso la Scuola per le attività didattiche previste nell’orario post-meridiano. Vogliamo sperare che, anche quest’anno, tale voce possa contribuire ad evidenziare una problematica delicata quale è il percorso educativo di un bambino ed a spingere gli organi competenti a trovare una soluzione verso forse un problema che forse non dovrebbe neanche esistere».

Antonio Durante

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